Il Consiglio regionale blocca la proliferazione dei centri commerciali

Approvata la “leggina” che impedisce, per almeno un anno, la realizzazione di nuovi centri commerciali di grande distribuzione in Sardegna – Previsto un “Piano regionale per le grandi strutture di vendita” che dovrà essere approvato entro 60 giorni dalla Giunta

Per almeno un anno, niente nuovi centri commerciali di grande distribuzione in Sardegna. È questa la decisione assunta dal Consiglio regionale nella seduta del 23 febbraio, interamente dedicata alla discussione della leggina contenente disposizioni urgenti in materia di commercio.

Abbiamo detto “leggina”, perché quello che era stato inizialmente pensato come un provvedimento di riordino dell’intero settore, si è ridotto notevolmente nel corso del dibattito, prima in Commissione e poi in Aula. Alla fine, è rimasta una sorta di “legge spezzatino”, come l’ha definita il forzista Nicola Rassu, approvata solo per arrivare al blocco delle autorizzazioni della grande distribuzione, dal momento che il 19 gennaio era scaduto il precedente stop deciso dalla Giunta regionale.

Il provvedimento prevede che quest’ultima elabori, entro dodici mesi, un “Piano regionale per le grandi strutture di vendita”, piano che dovrà poi essere approvato entro 60 giorni dall’esecutivo, per entrare quindi in vigore nei 15 giorni successivi alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. La nuova legge definisce direttamente il grande centro commerciale: “la struttura di vendita promossa o progettata o realizzata o gestita con una politica commerciale unitaria, con più esercizi commerciali, inseriti in una o più strutture porno gay funzionalmente collegate, anche se separate da strade o spazi pubblici, indipendentemente dalla loro destinazione urbanistica e dall’eventuale presenza di altre tipologie di attività”. “La legge riguarda solo le nuove autorizzazioni – ha spiegato l’assessore regionale del commercio, Luisanna Depau – non quelle già rilasciate. Era necessario intervenire per avviare una migliore definizione di grande strutture di vendita ed attuare una pianificazione sul territorio, verificando in quali zone ci fosse, ancora spazio per nuovi centri commerciali”. Con lo stop del Consiglio, insomma, non sarà più possibile realizzare una struttura di grande distribuzione e poi affiancare a questa altre attività minori, collegate fra loro.

Da segnalare l’emendamento, presentato da alcuni consiglieri di opposizione ed approvato dall’aula, che stabilisce che i “centri commerciali naturali”, ossia l’insieme degli esercizi presenti nei centri abitati, non venga considerato come grande struttura di vendita. “È stato fatto – ha spiegato il riformatore Sergio Pisano, relatore di minoranza – per ridare ossigeno alla vita, non solo economica, dei piccoli centri”.

La discussione in aula è stata avviata dal relatore di maggioranza, Giovanni Giagu (Margherita), presidente della Commissione industria e commercio, il quale ha sottolineato che “il nuovo sesso gratis provvedimento si propone di dare risposte concrete al problema della proliferazione indisciplinata delle grande strutture di vendita”.

È quindi intervenuto Mariano Contu (Forza Italia), che ha giudicato “ancora parziale” la legge in esame, precisando che il settore in cui si interviene è in grave sofferenza, anche a causa della mancata pianificazione e della selvaggia liberalizzazione di cui il comparto ha sofferto negli ultimi anni. Secondo Roberto Capelli (Udc) “ci si trova ancora una volta ad inseguire l’emergenza, perché vi è un limite di sistema che non viene affrontato”.

Sempre per l’opposizione, sono poi intervenuti Nicola Rassu (Forza Italia) e Mario Diana (Alleanza Nazionale). Il primo ha parlato – come abbiamo detto – di “legge spezzatino”, incapace di incidere sul tessuto commerciale isolano. Diana, invece, dopo aver posto l’accento sulla “crescita scriteriata” della grande distribuzione, ha detto che “questa leggina arriva in forte ritardo e non aiuta a risolvere alcun problema, perché non restituisce competitività ai piccoli esercizi”.

Unico rappresentante della maggioranza a prendere la parola nella discussione generale, dopo il relatore Giagu, è stato Silvio Cherchi (Ds). L’oratore ha definito la legge in discussione “figlia dell’ennesimo ritardo ed eredità di un pasticcio”. Al piano del commercio ha fatto riferimento anche Giorgio La Spisa (Forza Italia), sostenendo che deve essere approvato in tempi brevi ed indicare la strada per non mettere in ginocchio la piccola distribuzione. Ha poi concluso il dibattito l’assessore Depau, apprezzando il tono positivo degli interventi e ribadendo la necessità di bloccare la grande distribuzione, in attesa del piano del commercio (“ma questo sarà l’ultimo blocco”, ha assicurato).

Il Consiglio è quindi passato all’esame degli articoli della legge. Mentre l’esame dell’articolo 1 non ha dato adito a grandi discussioni, una lunga polemica si è innescata sul successivo, definito dall’opposizione “norma intrusa”. Vediamo perché: l’articolo 2 prevedeva la riduzione dei contributi a fondo perduto da concedere in base alle richieste di agevolazione previste dalla legge numero 9 sul commercio. Ma il tentativo di superare “lo stallo” della legge (al momento sono oltre 10.000 le domande giacenti presso l’assessorato) con una riduzione del fondo perduto non è stato accolto dall’aula.

“Approvare questo articolo – ha detto il riformatore Sergio Pisano, relatore di minoranza – significherebbe penalizzare proprio i piccoli commercianti che invece la legge si propone di difendere. Ridurre proporzionalmente gli aiuti, in modo tale da consentire l’erogazione del contributo a tutte le imprese che hanno fatto richiesta, significherebbe, nella migliore delle ipotesi, un massimo di 5000 euro a domanda. Una vera inezia che non accontenterebbe nessuno”.
“Era solo una proposta, scaturita dopo gli incontri con le associazioni di categoria – ha spiegato l’assessore Depau – comunque noi stiamo andando avanti e verrà predisposto un altro bando per le banche per sbloccare la legge”. In conclusione, per le 10.000 imprese che hanno chiesto le agevolazioni l’attesa non è ancora finita.

Precedentemente, l’Assemblea di via Roma aveva approvato un’altra leggina, che autorizza il terzo mese di esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno 2005. Ma forse il mese di marzo potrebbe non bastare per approvare la complessa manovra finanziaria, visto che l’esame in Commissione richiederà ancora molto tempo. È quanto, in sostanza, ha detto Roberto Capelli (Udc), lamentando che la Giunta non avesse accolto la proposta della minoranza che chiedeva direttamente due mesi. “Tanto – ha concluso – saremo costretti a tornare in aula per votare un altro mese”.

In chiusura di seduta il Consiglio regionale ha poi approvato all’unanimità una mozione, firmata da tutti i capigruppo, contenente un appello per la liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, sequestrata in Iraq. Nel documento si legge che “ancora una volta un operatore dell’informazione democratica, inviato di pace per scelta e cultura, diviene vittima di un insopportabile atto di violenza, mentre con il suo impegno cerca di capire, interpretare e raccontare con onestà e di lottare con convinzione, attraverso la parola scritta, contro la guerra ed i suoi orrori”. Nella mozione viene ribadita “la necessità di riaffermare i valori di giustizia e di pace, di rispetto dei popoli tutti, di rifiuto della guerra e del terrorismo” e viene sottolineata l’opportunità che “in tali momenti e su vicende come questa sia necessario superare divisioni e polemiche di parte per promuovere tutti una grande mobilitazione per salvare la vita di Giuliana Sgrena”. Il Consiglio ha quindi impegnato la Giunta “ad attivarsi anche verso il Governo nazionale perché siano poste in essere tutte le necessarie iniziative per ottenere la liberazione”.

All’ordine del giorno del Consiglio c’erano anche numerose nomine (oltre cinquanta) in diversi enti e comitati regionali, ma è mancata la possibilità di trovare un accordo prima del termine dei lavori. È stato quindi deciso di lasciare che il presidente dell’Assemblea, Giacomo Spissu, esercitasse i poteri sostitutivi che la legge gli attribuisce in caso di mancata elezione da parte dell’organo consiliare. Saranno quindi i gruppi politici a segnalare le proprie designazioni al presidente, cui spetterà il non facile compito di far quadrare il cerchio delle nomine.

La Sardegna alla Bit per recuperare flussi turistici

Il 2004 si è chiuso in controtendenza rispetto agli anni del boom, con un calo stimato del 2,5% nelle strutture ricettive ufficiali, dagli alberghi di lusso agli agriturismo – Consegnato all’assessore Luisanna Depau un riconoscimento per la costante partecipazione della Regione sarda alla Borsa Internazionale del Turismo

La Sardegna è tornata alla Borsa Internazionale del Turismo, che ha raggiunto le 25 edizioni alla Fiera di Milano, e questa volta è stata costretta alla rincorsa dei turisti. Come ha riferito l’assessore regionale Luisanna Depau, che ha seguito tutti i quattro giorni della manifestazione incontrando giornalisti ed operatori, il 2004 si è chiuso in controtendenza, cioè con un calo stimato del 2,5% nelle strutture ricettive ufficiali, dagli alberghi di lusso agli agriturismo. Un calo in linea, peraltro, come ha osservato l’assessore, col dato nazionale e, se si vuole, in contrasto apparente con il consuntivo degli arrivi di porti e aeroporti, che indicano una crescita stimata nel 3%. Evidentemente, hanno sottolineato alcuni operatori, i turisti arrivano ancora, ma agli alberghi sempre più cari preferiscono le case private.Secondo lo stesso assessore, infatti, queste assorbirebbero 20 milioni di presenze giornaliere all’anno, contro i 10 milioni delle strutture ufficiali, quelle, per intenderci, che creano posti di lavoro e pagano videos xxx le tasse.

I problemi sono molti e alcuni restano irrisolti nonostante i piccoli passi avanti compiuti in questi anni, ad esempio per attrarre sempre più visitatori nelle zone interne o per allungare la stagione turistica, in più si sta aggiungendo la sempre più agguerrita concorrenza di altre regioni del Sud Italia e degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a cominciare dall’Egitto che da solo nel 2004 ha richiamato nelle spiagge del Mar Rosso oltre 900 mila italiani.Pressoché inesistente, poi, il turismo invernale che vede la Sardegna solo tredicesima tra le regioni italiane, con una quota del 2%, mentre l’estate 2004 l’ha vista al sesto posto e una quota del 5%, per un totale di 2,35 milioni di italiani, secondo l’istituto di ricerca dell’Unione Italiana delle Camere di Commercio. In quanto alla spesa destinata dal xvideos singolo turista alla vacanza principale, l’isola si colloca al primo posto nel periodo estivo, attirando 10,4% del totale dei vacanzieri, ma in termini di incassi durante l’anno è solo quarta, con un fatturato di settore di 1,6 miliardi, mentre al primo posto c’è la Toscana con 1,8 miliardi, seguita da Trentino (1,7 miliardi) e dall’Emilia Romagna, che precede di poco la Sardegna.

Aldilà dei desideri degli aspiranti vacanzieri, che vedono ancora più numerosi (+3,8% secondo l’indagine annuale di Trademark) le spiagge sarde come una meta da desiderare, nei fatti, poi, sono sempre più numerosi quelli che prima di scegliere la meta fanno i conti con le proprie disponibilità economiche e scelgono quelle più a buon costo.Tutto questo mentre persistono ancora gli allarmi per possibili attentati nel Paesi del Nord Africa e mentre questi, salvo poche eccezioni, non hanno ancora sviluppato strutture sufficienti per accogliere il turismo estivo di massa. È su questo fronte, avvertono i tour operator, che si giocherà il futuro del turismo isolano che potrebbe attirare non solo una quota maggiore degli 11 milioni di italiani che si concedono la settimana d’inverno, ma puntare di più per l’estate anche ai turisti stranieri, a cominciare dai 10 milioni di tedeschi che, secondo l’Osservatorio Nazionale sul Turismo, sceglieranno il nostro Paese nel 2005 per la vacanza principale.

L’assessore Depau ha indicato per il futuro un impegno innanzitutto da parte del Governo centrale. “Manca un marchio turistico per l’Italia – ha osservato – e non c’è una efficace promozione del nostro turismo, pur nel rispetto dell’autonomia che le Regioni hanno in materia e che si possa sfruttare adeguatamente all’estero in manifestazioni promosse unitariamente da un’Agenzia che rinvigorisca il sempre più sbiadito Enit. A livello regionale, il nostro obiettivo è quello di puntare sempre di più sul turismo di qualità, non solo sulle coste, ma anche all’interno dell’Isola, anche nei piccoli comuni che hanno tante proposte che vanno fatte conoscere ai turisti che giungono da noi ma ora si fermano nelle spiagge”.L’offerta, però, privilegia il mare e anche quest’anno la più presente in assoluto è stata la Gallura, con stand istituzionali e di imprenditori.

Per l’interno, però, solo la provincia di Nuoro, col suo giovane assessore Giovanni Carboni ed alcuni collaboratori rodati da anni di partecipazione alla Bit, ha creduto ancora una volta sull’importanza di essere presenti alla Fiera di Milano con tutti i ‘prodotti’, soprattutto le comunità montane (in crescita la qualità del materiale portato dall’Ogliastra), imitato in questo, ed è stato l’esordio, da quelle del Goceano, che unisce i nove comuni della provincia di Sassari confinanti con la Barbagia. Una presenza fatta, innanzitutto, di materiale di esibire ai tour operator ed agli aspiranti turisti, a cominciare dai depliant, riuniti in un contenitore, dei 15 comuni che aderiscono alle manifestazioni autunnali di ‘cortes apertas’, una iniziativa premiata dal crescente successo sia pure, per ora, limitato quasi esclusivamente a un turismo interno alla stessa isola. Una presenza, quella di Nuoro, che oltre ad essere massiccia ha subito qualche critica da parte di chi l’ha considerata anche ‘rumorosà. L’Assessore Carboni, si è portato appresso per due giorni il gruppo folk del suo paese, il ‘Peppino Mereu di Tonara, e per gli altri due giorni quello di Ovodda, peraltro analogamente ha quanto fanno abitualmente altre Regioni italiane e a quanto fatto in passato dalla stessa Sardegna. “Non abbiamo presentato solo il nostro folclore, che è comunque una risorsa da far conoscere e valorizzare, ma abbiamo – ha puntualizzato Carboni – presentato anche il progetto ‘Resa, sviluppo e promozione dei mestieri, dei prodotti e del territorio, basato sulla collaborazione tra titolari delle strutture ricettive e gli operatori economici dell’artigianato e della gastronomia”.

Tutti gli operatori sono comunque convinti che per portare più turisti anche all’interno della Sardegna e sulle coste per una stagione almeno doppia rispetto a quella attuale, sia necessario favorire, come ha detto l’assessore, l’accessibilità, cioè incrementare i voli aerei a basso costo e intervenire sui porti, in particolare quello di Olbia, ormai insufficiente e sicuramente troppo caro per le compagnie di navigazione e per i passeggeri. Inoltre alla Bit è emersa la crescente domanda di porticcioli turistici attrezzati, in grado di attirare sempre più la massa di amanti della barca. Purtroppo a livello di massa le risposte sono ancora poche, soprattutto per il settore aereo, dove i pochi benefici derivanti dalla dubbia e litigiosa norma sulla continuità territoriale sono limitati ai soli residenti e anche le promozioni destinate a tutti nel corso dell’anno sono scarse e poco competitive.
Il mercato, come già avvenuto in questi anni per le navi, potrebbe veramente esplodere, con vantaggi per tutti, se verrà dato più spazio, anche per i voli tra l’isola e gli altri aeroporti italiani, alle compagnie a basso costo e se verranno ridotte le tariffe aeroportuali. Per ora a beneficiare di una di queste compagnie, Ryanair, durante tutti i fine settimana è Alghero con i collegamenti anche invernali con Londra, ma le richieste della compagnia per poter operare su tutti e tre gli scali isolani e anche con collegamenti nazionali, trovano non pochi ostacoli.

La strada è comunque quella giusta, tanto è vero che altre compagnie straniere di questa fascia economica stanno programmando voli mirati ai turisti.

Il 42% degli alberghi sardi ha la piscina ed è la percentuale più alta in Italia, ma solo l’8% delle camere offre l’accesso a internet. Questi i due dati più stridenti che emergono dalla fotografia sulle strutture ricettive italiane fatta da Seat Pagine Gialle e presentata a Milano in occasione della Bit. La società che cura le guide telefoniche ha censito 712 (il 7% in più rispetto all’anno precedente) strutture, di cui 305 in provincia di Sassari, 190 a Nuoro, 185 a Cagliari e 32 alberghi a Oristano. L’attenzione al confort dei clienti non si limita alle piscine, che sono il doppio della media nazionale, ma comprende l’aria condizionata, ormai presente nel 65% delle camere a fronte di una media del 32%, anche in termini di accessi per i disabili l’isola è tra quelle meglio attrezzate con una percentuale del 42%, contro il 30%.

Il fanalino di coda riguarda internet, che scende dal 12% delle altre regioni all’8%.